martedì 15 febbraio 2011

NOTTE PROVINCIA: PRIMA RECENSIONE



La prima recensione scritta su Notte provincia. A cura di Chiara Ferrari dell'Università Cattolica di Milano.

Come dilatare la prospettiva di Bukowski, secondo cui "una poesia è questa città adesso, cinquanta miglia dal nulla, le 9.09 del mattino, il gusto del liquore e delle sigarette", ad un continuum di vite vissute chiamate per convenzione provincia?
Leggendo Notte provincia si può rispondere così: facendo della poesia una strada. Quindi componendo senza una metrica da rispettare, sigillando strofe diverse e sconnesse che scavalcano gli spazi per rincorrersi. Aggiungerei scrivendole per il lettore, cioè di modo che si legga tutto d'un fiato, con una finezza nel delineare la sagoma notturna di certe sensazioni, ma allo stesso tempo con l'attenzione nel farle sentire parte anche di chi si accosta a letture più immediate. Nonostante il verso completamente libero, c'è ritmo: il fatto che tutta la poesia sembri corrispondere a qualcuno che pensa e ricorda, rende giustizia a chi ha lasciato un solco lungo quelle strade, sia di piedi che di ruote, e che cambia stato d'animo man mano che le riattraversa. La prima parte è infatti più serena e "romantica", la seconda pare più riflessiva, la terza si fa un po' dettare dalla disillusione.
Trova qui il suo posto il caro rimando a Whitman: l'uso di un vocativo del tutto riconducibile ad alcuni versi di Foglie d'erba diventa un'implicita e personale dichiarazione da parte dell'autore, sia dell'amore per il poeta americano, sia del rivolgersi direttamente ad un punto di riferimento più universale che personale, un denominatore comune d'identità itinerante.
L'elenco dei nomi dei luoghi letti sui cartelli quando si entra di volta in volta in un altro paese non segnano periferie, non sono moniti, ma guide per il pensiero: restituiscono la fiducia che si pone in quel che c'è oltre di essi. Non è quindi la notte di un'angosciosa attesa dell'alba, è un bel vestito per le vivide forme e sensazioni descritte.
Le espressioni che si spezzano dove non dovrebbero, per continuare poi al verso sotto, obbligano a tirare il fiato nelle pause, come nelle soste in cui si ferma la macchina con il pretesto di entrare in un bar, dove agli anziani non importa se chi beve un caffè sia calciatore o nessuno. Il tono incanala tra le righe l'aria dei posti, pacato nonostante esprima qualcosa di inarrestabile, si avverte la fatica di arginare ciò che è già abilmente scandito in un ricco flusso di coscienza; ha i tratti di un racconto a voce, di una confidenza di cui si va fieri, con le sue parentesi in perfetto stile Cummings e i suoi sbalzi nei punti più vivi.
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