martedì 22 novembre 2011

CROCI PERSONALI, E BACI


E' quella croce sul palco. La solita che ha mille sfumature diverse, anche oggi che torno da Vignola. Dicevamo che Cobain era un puro di cuore, non doveva spaventarci tutto quel dolore. Aveva biondi i capelli belli come un cristo rinascimentale, un filo di barba a volte lo facevano invecchiare. Fango e palco come nostro Signore. Al tempio spaccava i banconi nuovo punk dentro il tempo, era bello e violento il Signore Rabbioso, era bello e i suoi muscoli affilati. Lui era il Cristo fermato alla croce, tutta presa, quasi, il sacrificio dolore. A volte mi chiedo se possa l'arte prendersi gioco della vita personale, quella individuale, se possa diciamo stare pura - come senza peccato, come ferma in giardino immacolata. Ma scartare il verso è impossibile dal resto - la tua biografia, la sua, e la mia. Così bisogna fare dei conti, ricordare il divorzio e la fuga, la malattia l'abbandono, la casa della nonna - oh riportami a casa, nonna. Non passerà mai. Ho il Mio dolore, hai il Tuo dolore. Loro il Loro - prendilo così. Dopo il palco, o sul Calvario, abbiamo tutti bestemmiato a nostro modo. Vieni a tuo modo, se capiscono o non vogliono farlo. Se non pensano alle cose, preghiamo. Con preghiere o canzoni o delle strofe. Siamo cristi sulla stessa legna, diversa è la ruggine sui chiodi.
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