martedì 17 gennaio 2012

[sotto il sole di satana]

to E.

Ho incontrato il diavolo più volte. La prima non lo riconobbi, aveva modi troppo gentili, mi aiutava con la sua forza di angelo a guadare i torrenti di fango. La campagna dove ero cappellano ne è ancora piena, così si dice. Un prete, il vicario di Campagne – uno scrittore francese scrisse un libro sulle mie vicende (adesso non me la prenderei, al tempo però non mi piaceva si parlasse di me, soprattutto bene … se avessero saputo che tipo ero, che pensieri e che incontri facevo, non avrebbero sprecato un filo d’inchiostro). Sì, ero un prete giovanissimo, parecchio indegno anche, lo sapevo. Adesso mi celebrano santo! Strana la vita: quante volte perdevo tutto, anche il bene più prezioso del cristiano. Ero un prete. Dio mi dava la cura della gente, quella povera e dura gente di provincia, ignorante, testarda fino in fondo. La amavo, amavo singolarmente tutte quelle anime in bilico tra la terra ed il cielo, tra il chiaro e l’abisso. E io che nell’abisso ci sguazzavo, mi ci sporcavo fino al collo e alla bocca tanto da non respirare. Però amavo, questo posso dirlo, quel poco che avevo lo davo con lo sguardo – non ero molto bravo a parole, anche il parroco me lo faceva notare. Stavo nella lotta: meglio me che qualcun altro, fino a quando il diavolo mi starà davanti non andrà a succhiare in altri  corpi, seminare scandali e rovine. Era meglio così per tutti, se la prendesse con me. Lo pensavo davvero [...].
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