mercoledì 2 maggio 2012

COSE RIMASTE DALLA GITA-PELLEGRINAGGIO AL MONASTERO DI SAN GIULIO E ALTRE CONSIDERAZIONI RUBATE

Isola di san Giulio, il monastero Mater Ecclesiae. Un'isola sul lago, il cielo è un bel tempo e subito il don risponde alla mia domanda: se nella vocazione del monaco è compreso l'amore per il luogo particolare, il posto incantato di silenzio. L'innamoramento, dice il parroco, è doppio, nasce insieme: Dio e il lago, Dio in quel lago. Antichi ordini monastici come i benedettini sono infatti legati ad un luogo preciso, il posto è scelto: non come i preti diocesani, non come i carabinieri. 
Pregano mirato le monache, qualcuna legge il giornale: sanno cosa serve chiedere. E c'è chi giunge alla riva ogni tanto, e bussa alla porta: ha tribolazioni, i propri dolori, e chiede preghiere; a tavola, di sera, le monache discutono, organizzano il tempo anche per quelle preghiere. E regna il silenzio: non è quello dell'assenza, non è il totale mutismo; pregano sempre come diceva Paolo: dal coro, in cella, al lavoro. Evitano il chiacchiericcio inutile, le parole vuote, i pensieri vuoti. Ognuna ha un compito e il suo talento, sono donne. Come nei Racconti del pellegrino russo: la preghiera a Cristo è perpetua. 
La novizia è giovane, è bella. Ha trent'anni, è di Carpi: non è entrata con peccati mortali, amori burrascosi, brutte storie da eliminare: suonava le canzoni in parrocchia, ha visto il monastero: ora canta di giorno e di notte, lodi ora sesta, vespri e compieta, mattutino. La semplicità e l'amore scandalizzano i sapienti.
Quel giorno la Chiesa pregava per le vocazioni, ma cosa sono? Tu prete, io frate, lei sposa? Anche, ma già sapevamo. La prima vocazione, di tutti, è più semplice: Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra, in paradiso. E' così che siamo uguali, non grazie a legge positiva. Scriviamolo nel cuore e nella testa, diciamolo agli amici: è questa la nostra vocazione, la chiamata di tutti, la prima, il compito lo scopo di ciascuno: tuo mio del Papa del dalai lama. Convertiamoci, la salvezza ha un nome: Gesù Cristo, scriviamolo nel cuore e nella testa, attracchiamoci: a Lui solo. Il resto lo sappiamo che non serve: motoscafi ben legati al molo. Lo sappiamo? Tradire la prima vocazione è tradirsi come persona: è mancarsi, condannarsi; è rimanere orizzontali: lo dicano i giornali che leggete, che vi lasciano a terra abbandonati: non basta essere buoni; tutti, anche loro, devono servire Dio in questa vita, e goderlo adesso, e in Paradiso.  
L'altra monaca era dopo i quaranta, autorevole, da vent'anni dentro: prega e lavora, e non ci sono storie. Il parroco dice che il monaco è solo un cristiano più integrale: tutti infatti dobbiamo pregare, confessarci, comunicarci: preti mogli calciatori disoccupati: solo in Dio siamo uguali, da subito di Dio siamo capaci: ci hai fatto per te. O siamo creature così monche da credere nel caso? 
E' maggio, è il mese di Maria. 

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