domenica 2 settembre 2012

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO

Jezu, ufam tobie

Hanno ragione sul fatto della testimonianza, che molto tocca e ci contraddice. Però si aspettano siano i buoni a pregare, che solo i buoni possano inginocchiarsi: quelli con coscienza immacolata, quelli da rettitudine morale. Come Maria (però ne dimenticano il dolore). Perché inginocchiarsi, mettersi a pregare, non è un premio per la buona coscienza: la carità non è il regalo a punti del benzinaio. La cerchiamo sempre, più grande di noi. C'inginocchiamo perché non siamo santi, perché siamo indegni. Perché Lui è Santo, e Lui è degno: lo vediamo nel mattino, nelle colline; nel freddo improvviso alle mani a settembre, nella luna l'altroieri piena: dove tutto vive. Soprattutto, ne sentiamo la mancanza. Ne soffriamo il digiuno dopo giorni, la domenica mattina. Però Lui chiama in questa assenza: la nostra assenza, la nostra sufficienza. Nel nostro stare mezzi (mezzi pieni, mezzi veri) chiama ancora dentro il cuore, Lui soffia, comprende, dice: "Come hai fatto, vieni": noi, gli operai dell'ultim'ora, gli scandalizzanti che saremo sempre. Perché Lui è giusto, e Lui è buono: non è di questo che sono invidiosi? 
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