giovedì 28 novembre 2013

DI COSA PARLA IL LIBRO #1

cosa intendo quando dico che il libro parla del tempo? penso al Deserto dei Tartari di Buzzati. C'è uno che aspetta, aspetta la guerra e intanto si ricurva e si invecchia mentre lucida il fucile, sempre quel fucile. In SFL non c'è Giovanni Drogo, non c'è lo stesso fucile (le armi sono molte) ma ci si curva e s'invecchia lo stesso, per natura e per conseguenza: per natura perché non siamo capaci di prolungare benché minimo stato di amore e di piacere a piacimento; per conseguenza aspettiamo di continuo il nuovo-stato di amore (desideriamo), immaginandocelo come nuovo e fuori-dal-tempo (eterno). Ma continuamente facciamo l'esperienza oggettiva della fine, dell'orologio-luna: sembra che niente vi possa scappare. Così c'aggrappiamo al ricordo, trastulliamo il già-stato, ed ecco servite piccole fotografie (poesie) che sembrano stare lì per sempre - perché hanno vissuto il persempre. Fuori, fuori invecchiano anche i locali, coi loro vomiti e i limoni passati. Nonostante le domande buttate sulla luna "senza mai rispondere", di risposte ce n'è. Il resto è dentro. 
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