lunedì 28 maggio 2018

In aereo verso Dublino

Su, da questo pullulare di pianure
e appezzamenti tutto uguale
da sembrare un’estate, penso a Dio
che mi riguarda e si riduole
ogni volta che non piove 
sul mio cuore. 

aprile 2015

domenica 29 aprile 2018

un altro bimbo in paradiso

Alfie in questo senso potrebbe diventare santo come sono santi i martiri innocenti, uccisi da Erode. Sono gli innocenti che rendono testimonianza a Cristo non con le parole, ma con il sangue, che ci ricordano che il martirio è dono gratuito del Signore. Un martirio che oggi vede il piccolo guerriero "con lo scudo e le ali" come principale testimone. (andrea zambrano, la nuova bussola quotidiana

lunedì 26 marzo 2018

è il bisbiglio della primavera


È il bisbiglio della 
primavera, sospetta 
dove la neve già si scioglie. 

È nuovo il ciclo, quello 
leggero: passano un poco 
stagioni di gelo.


(da Poesie)

lunedì 19 marzo 2018

un biglietto pieno di stelle

Adesso ricordo alla prima riunione quando dissero che, oltre a non festeggiare coi bimbi alcuna festa di Natale (probabilmente troppo divisiva) né alcuna festa di Babbo Natale (sicuramente troppo inutile), non si sarebbe fatto alcun biglietto o festa per il papà il 19 marzo, né per la mamma a maggio, a favore di una più generica e inclusiva "festa con le famiglie". L'avevo dimenticato, perché oggi aprendo l'armadietto di mio figlio per riprendere giacca e berretto ero convinto di trovarlo, il biglietto, due scarabocchi colorati e una frasetta semplice, dono di Paolo a me, il papà... 
Né per me, né per nessun altro. Avevo dimenticato l'antifona, oscure linee guida per cui fin dalla tenera età certe cose sembra non vadano più preparate, certe feste non più celebrate, possibilmente neanche ricordate: la maestra non chiede complice al bimbo "hai fatto gli auguri al tuo papà?" quando viene a prenderlo, perché oggi a scuola non si ricorda nessuna festa del papà.
Ma a casa ancora sì. Prima di mangiare, Paolo arriva con un biglietto fresco fresco di pennarelli, la data 19 marzo 2018, una manciata di meravigliosi scarabocchi colorati e un bel messaggio (che la mamma ha scritto, e lui ripete a voce alta tutto contento guardandomi timidino negli occhi) pieno di stelle. 
A scuola, questa gioia non è raccontata. Per scelta. Non è preparata. E' tolta ai padri e alle madri; è gioia che è tolta soprattutto ai bambini, per scelta. C'è un'aria di divieto incredibile, il divieto di festeggiare le cose belle, le prime parole, il primo amore dei bambini: la mamma e il papà. 
E c'è il nostro silenzio: il nostro alla prima riunione, a quella dopo, il nostro alle feste via via soppresse, alle altre che vogliono sopprimere per scelta o "linea guida"; quello degli amici, degli educatori, delle parrocchie che ti prendono per scemo. Un silenzio assordante, mezzo ignorante, che rima sempre più con dittatura.

venerdì 16 febbraio 2018

Caffè del Teatro

Vedo gente che parcheggia, poi s’affretta per andare al pub in centro dove inizia su la strada e poi salita, sono in tre in fila indiana per esempio ben tirati che vanno indaffarati già distinta questa sera dalle altre, attesa bramata e costata le bestemmie ininterrotte a lavorare (ufficio officina per strada e poco importa) o per rabbia o per gioco e poi vizio, cinque giorni a scrutare l’orologio, il conto alla rovescia e ancora madonne come a scuola fino a quando poiché suona la campana ricomincia la cuccagna, la pausa il paradiso il cosiddetto fine settimana (che in inglese è troppo squallido tradurlo, troppo euro e troppo americano)… noi invece qui dal bar con il bicchiere si destreggia come fosse lunedì, come un giorno normalissimo feriale.

mercoledì 31 gennaio 2018

Poniamo che in tutto il mondo non ci sia che un unico pane in grado di togliere la fame

... e che tutte le creature si sazino anche solamente col vederlo. Ora, la creatura - cioè l'uomo - ha l'istinto di mangiare quando è sano e, se non mangia, se non si ammala, se non muore, quella fame crescerà sempre di più, perché non viene meno quell'istinto. 
Lui è contento, perché conosce il pane che lo può saziare, tuttavia, per il fatto stesso di non averlo a disposizione, non può togliersi la fame.
Questo è l'inferno che vive chi ha una grande fame: più l'uomo si avvicina al pane senza poterlo vedere, più si accende il suo desiderio naturale, che istintivamente è tutto rivolto verso quel pane, in cui consiste la felicità. La certezza di non vedere mai quel pane è per lui l'inizio dell'inferno vero e proprio, quello che vivono i dannati, privati della speranza di contemplare l'autentico pane, Dio Salvatore.
Le anime del purgatorio invece hanno fame, sì, perché non vedono il pane di cui potersi nutrire, ma conservano la speranza del momento in cui potranno vederlo e saziarsene completamente; la loro pena consiste nel non poter soddisfare subito la fame. 

Santa Caterina da Genova, Trattato del purgatorio e altri scritti, Gribaudi, 1996