Toschi, quando come tanti a vent'anni ha preso a fare su e giù, di giorno per lavorare e di notte per fare nottata, ha avuto diverse morose a cui piaceva, con una canna o due birre, girare le creste di prima collina, tipo il monte delle Tre Croci, o sopra Sassuolo Montegibbio, e da lì guardare la stesa di luci come una specie di mare punteggiato di navi a vapore; per loro era simile ai film hollywoodiani in cui un ragazzo e una ragazza fantasticavano su città di perdizione dall'abitacolo di un'auto, baciandosi e facendo discorsi sul futuro. Toschi questa attrazione la capiva, però gli ha sempre fatto ombra: più che una baia sul mare la pedemontana per lui era una soglia, oltre la quale c'era lo sprofondo, cosparso di fuochi fatui - troppa vastità in cui smarrirsi. Si è sempre sentito più sicuro con un costone a fianco, che chiude e definisce la vista, da cui si possa dedurre un sopra e un sotto.
Sandro Campani, La casa del dormiveglia, Einaudi 2026